Psicopatologia da social

Una persona mi scrive:

“Se devi fare le liste di visibilità tanto vale cancellami dai contatti”

Io:”In che senso?”

“Non vedo più i tuoi post”

Ah ecco! Ma farsi venire il dubbio che non scrivo e non accedo più così tanto a Facebook, no eh?

Maria Antonietta BS

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Chiariamo l’equivoco (e buona domenica a tutti!)

Scrivo questo post sperando di rispondere una volta per tutte a tutti quelli che, inaspettatamente, mi hanno mandato dei messaggi privati su un altro social relativi ad un mio precedente post. Chi sa stare solo senza provare disagio sta con gli altri non per un bisogno ma perchè li apprezza, quindi non per riempire vuoti ma per il piacere di stare insieme. Tuttavia questo discorso mi pare sia stato frainteso come se avessi detto che lo stare da soli insegna a stare con gli altri. Indubbiamente chi sta bene con se stesso ha una buona base di partenza ma per sapere come si sta in una relazione bisogna viverla fino in fondo e non per poco ma per un tempo sufficientemente lungo. Che i legami si rompano non è una novità ma non trovo sia normale non avere amici, non avere un compagno/a di vita, un collega fidato,  e non desiderarlo nemmeno. Stare soli non è una colpa ma non è nemmeno motivo di orgoglio. E’ comunque una situazione indesiderabile  perchè se è vero che è meglio soli che mal accompagnati, è anche vero che si tratta di un male minore, non di una situazione auspicabile.
In questo momento mi viene in mente il signor Scrooge, protagonista del famosissimo romanzo di Charles Dickens. La tirchieria spesso è un atteggiamento che non riguarda solo i beni materiali ma anche i sentimenti; le persone che mostrano troppa ritrosia e povertà di slanci mancano di generosità, sono in realtà affette da stitichezza dell’anima.
Gli esseri umani hanno bisogno di qualcuno con cui comunicare col cuore aperto, di amici leali, di compagni fedeli, al di sopra di ogni interesse.
Idea utopica? Ma proprio per niente! Che poi è vero che nel mondo hanno più visibilità le persone negative, ma ne esistono altre su cui si può fare affidamento, non lo credereste, ma ci sono.
Continuate a coltivare l’ottimismo ed allontanatevi da chi cerca di farvi del male; tuttavia non isolatevi solo perchè in passato qualcuno vi ha fatto del male, non convincetevi che uno scudo emotivo vi proteggerà. Non siamo nati per stare da soli, siamo qui per condividere valori e bellezza con chi ci fa stare bene e ci accompagna nel percorso della realizzazione di noi stessi.
Maria Antonietta BS

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Lo Spirito del Natale futuro mostra a Scrooge la sua tomba. Una creatura metaforica che anticipa cosa ne sarà di lui.

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Scrooge felice pranza con i suoi familiari a Natale. Il sogno (ma era davvero un sogno?) lo ha fatto rinsavire.

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La semplicità è la suprema sofisticazione

Le persone complicate si perdono tanto della vita perchè a loro sfuggono elementi fondamentali proprio perchè inseguono chimere generate dai grovigli che diventano la morte dell’intuizione, della vita interiore, che determinano l’allontanamento dalle semplici verità che solo col tempo vengono conquistate. Sembra paradossale che semplici si debba diventare ma è proprio così: la semplicità è la conquista di una vita, magari passata a costruire sovrastrutture che non fanno altro che appesantirla.
Quando incontro una persona di mezza età che ancora presta attenzione alle apparenze, o che si mostra sofisticata, penso subito che stia buttando fumo negli occhi, che abbia qualcosa da nascondere.
I complicati hanno, infatti, qualcosa da nascondere, di inconfessabile. La cosa assurda è che diventare semplici, bambini, è un lavoro difficile, per molti inaccettabile e scomodo, eppure sarebbe la soluzione a molti problemi, permetterebbe un approccio intuitivo alle situazioni. Recuperare l’umiltà nonostante la cultura e le ricchezze materiali, andare oltre i piaceri effimeri, saper apprezzare le piccole gioie quotidiane, non avere paura della verità, non negare la propria fragilità, essere veri con gli altri, non pensare che la dolcezza sia debolezza, sono tutti segni della propria evoluzione interiore, quella che riporta ad un animo “bambino”. Un lavoro lungo.
Non per niente Leonardo da Vinci affermò che La semplicità è la suprema sofisticazione, una frase molto profonda eppure chiara ed illuminante.
Lui era un genio, ma il suo eclettismo certamente era frutto non solo di un’ottima intelligenza ma di un animo artista, intuitivo, immaginifico, un uomo col sesto senso, quello che comunemente appartiene più al genere femminile.
Non me ne vogliano gli uomini ma su certe cose noi donne abbiamo un quid in più.(o sono loro che hanno un quid in meno? Oddio, i dubbi a volte mi assalgono a tradimento!)
Insomma, per farla breve, bambini non si nasce ma si diventa, ma ci vuole coraggio per diventare veri, per mostrarsi nudi davanti agli altri.
Maria Antonietta BS

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Non li vedi arrivare

Le persone veramente intelligenti spesso non appaiono come sono. Dovrebbero inventare nuovi test per misurare il Q.I. perchè ci sono troppe cose che non mi quadrano sulla vera intelligenza che, l’ho detto più volte, spesso non coincide con quella logico-matematica soltanto ed inoltre ha molto a che vedere con un certo spessore morale.
Spesso succede che conosci qualcuno e gli dai silenziosamente del tontolone, parli con qualcun altro e valuti ingenuotto, hai a che fare per un po’ di tempo con persone che sembrano sempliciotte ed invece sono soltanto…semplici.
Ormai me ne sto convincendo, la semplicità è una delle prime caratteristiche delle persone veramente intelligenti, questo perchè sono dirette, lineari, chiare e fresche come certe giornate di primavera.
Non sono quelli che fanno rumore per farsi sentire, che fanno di tutto per apparire, al contrario. Sono quelli che mandano avanti il mondo, spesso senza che si sappia, nel silenzio. Molto in silenzio.
Il più delle volte, nemmeno li vedi arrivare, ma poi pensi:”Ma questo qui ha fatto tutto questo? Possibile? Ma quando è successo? Come è stato? Quando è arrivato?”
Eh si, non l’avevi visto nemmeno arrivare, è così?
Maria Antonietta BS

 

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I noiosi sofismi del bugiardo patologico

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Non parlo del bugiardo occasionale che prova a mentire per salvarsi da una situazione critica, ma di quello senza pudore e dignità. Mi meraviglio sempre quando viene concessa fiducia a persone sulla base della loro auto-referenzialità quando invece andrebbe data solo a persone che se la sono guadagnata. La verità è che il mondo è pieno di narratori fantasiosi, peccato, però, che dopo un po’ iniziano a contraddirsi davanti a testimoni oculari. Ma loro non desistono, la tentazione di affabulare li coglie con chiunque ed in ogni dove, il meccanismo scatta quasi a loro insaputa e non sembrano rendersi conto dell’imbarazzo altrui perchè sono talmente auto-centrati da mancare totalmente di empatia.
Penso in questo momento ad una vecchia conoscenza, di cui conosco vita e miracoli, che ha avuto l’ardire di proporsi ad un gruppo di persone quasi in odore di santità. Credo si tratti di un fenomeno di compensazione, un tentativo di distanziarsi da ciò che è in realtà. La gente mente per tanti motivi: perchè non si sente all’altezza, per coprire malefatte, ma anche per mettere alla prova gli altri, per strategia. Purtroppo, certi comportamenti mettono a dura prova le relazioni che, col tempo, tendono ad incrinarsi irreversibilmente, in quanto il bugiardo patologico arriva ad usare la menzogna come unico strumento di comunicazione.
Di fronte alle contraddizioni il bugiardo patologico non ammette mai di avere mentito, nemmeno di fronte all’evidenza! Da qui prendono corpo i suoi sofismi con cui raggira persone a loro volta confuse, e devo dire che ce ne sono tante.
Sembra paradossale, ma a trattare con certa gente si rischia di passare per pazzi visionari a causa del continuo rigirarsi di frittate.

Chi mente per abitudine non ha voglia di crescere e costringe tutti gli altri a vivere in difesa, in un clima saturo di diffidenza, tossico.
Prendendone le distanze, si guadagna in salute!
Maria Antonietta BS

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