Filosofia running, quello che da fuori non si vede

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L’atteggiamento mentale più usuale di chi non corre è quello di fotografare i runners con una pellicola dove sono già impresse le proprie convinzioni: una pellicola usata.

Noi runners siamo un po’ annoiati di dare risposte a tutti quelli che ci giudicano attraverso i propri filtri personali, o peggio, ci considerano fumosi cultori del corpo. Siamo stanchi dei detrattori, passivi e violenti di questa filosofia di vita, divertente, sana, utile e che non nuoce a nessuno.

Se questi appassionati di poltrone pensassero alla corsa non come ad un gesto sportivo o atletico, ma squisitamente spirituale? Ad una connessione interiore, tramite l’uso del corpo, che si fa strumento e dunque va allenato, curato e rispettato; uno strumento tanto più efficace, quanto più efficace la sua manutenzione.

Quello che sfugge ai cultori della poltrona è che il cervello è indistinguibile dal corpo, almeno quanto la mente dall’anima e che la corsa è un lavoro di meditazione che va protetto e c’è un solo modo per farlo: continuare a correre.

Maria Antonietta BS

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13 thoughts on “Filosofia running, quello che da fuori non si vede

  1. Ma sai, non è nemmeno troppo vero. A me non annoia per niente parlare del mio rapporto con la corsa a chi non corre. Mi piace parlare di qualcosa che mi appassiona.
    Quando poi riesci a convincere qualcuno a provare a mettere le scarpe da runner, beh, la soddisfazione è tanta.

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