Una domenica come tante

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Una domenica come tante, tranne forse il fatto di non esserci allenati perchè avevamo il giorno di scarico.

Giretto  in una località a poche decine di km da Bari e pranzo con due coppie di amici storici, caffè e poi passeggiata in mezzo ai trulli, approfittando della bella giornata per sgranchirci un po’ le gambe.

In tutte le situazioni, non ho potuto fare a meno di notare quanto il rapporto col cellulare sia diventato praticamente patologico. Non per me, sia chiaro. Io odio il cellulare, ho tutte le notifiche disinserite e leggo i messaggi dopo ore, salvo eccezioni. Mio marito idem, per la serie “Lui è peggio di me”.

Praticamente tutti i guidatori di auto stavano parlando a telefono e nemmeno con l’auricolare. Durante la passeggiata, un’altissima percentuale di persone aveva in mano un dispositivo, cellulare oppure ipad, e parlava, messaggiava o fotografava, al ristorante, sui tavoli, stessa storia, dispositivi al posto d’onore, cioè accanto alle posate.

Ora, dico io, a parte che non lo trovo per niente igienico, ma cavolo, state a pranzo con qualcuno, parlate con quelli!

Al ritorno mi sono messa a pensare al fatto che il virtuale sta inglobando il reale, argomento ormai trito e ritrito, direte voi, ma avrei un piccolo distinguo da fare al riguardo.

Esiste un uso del virtuale che mi piace molto perchè considero integrativo del reale. Se prima telefonavamo ad amici e parenti, adesso ci aiutiamo con foto, emoticon, che rendono tutto più divertente, nel condividere una località, un paesaggio, un filmato interessante. L’uso del virtuale si estende anche a persone che non conosciamo, ma con cui, se si sta in contatto, è perchè si condividono degli interessi.

Ma mai e poi mai capirò perchè si debba preferire una conversazione virtuale quando si hanno davanti delle persone fisiche con cui scambiare informazioni, risate e riflessioni, ad anzi incalzo: lo trovo decisamente ineducato. E’ come dire che non vorresti stare con loro ma con altri.

Mi sono confrontata con tanti su questo argomento, e sono arrivata alla conclusione che non è per niente vero che gli amici che stanno al di là dei pixel siano più importanti di quelli seduti sulla sedia accanto. Sono proprio i rapporti tra persone ad essersi frantumati, reali o virtuali che siano, perchè la gente ha la tendenza a considerare l’altro in funzione dei propri interessi o bisogni ed è per questo che manca una comunicazione autentica, sempre con le dovute eccezioni.

E’ tutto un grande palco dove la gente cerca di apparire uniformandosi agli altri. E si, è un controsenso, vero? Cercare di distinguersi appiattendo i propri interessi per poterli condividere e dire cretinate per non sembrare pesanti, salvo poi annoiarsi a morte perchè si “sente” tutto questo e si vorrebbe semplicemente essere altrove, non importa dove, va bene anche un eremo.

Le mie forbici hanno tagliuzzato in ogni dove, ho degli amici selezionatissimi, stanchi pure loro di certe parvenze di vita che di sociale non ha un bel nulla. Ma di quale vita sociale stiamo parlando? Cosa spinge ragionevoli persone che hanno superato abbondantemente la quarantina a scimmiottare adolescenti decerebrati?

E’ colpa della TV o c’è qualcosa che mi sfugge?

Maria Antonietta BS

Quel che non esiste non lo troverai neppure cercandolo all’infinito
mentre l’infinito è lì, davanti agli occhi, non lo puoi non vedere.”Massimo Bisotti

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19 pensieri riguardo “Una domenica come tante

  1. Cara… come non essere d accordo con te? Sento nello stesso tuo modo ed ho le stesse tue perplessita… vivo col telefono incollato per lavoro ma anche per sofia che e lontana e quindi il telefono e l unico mezzo di comunicazione… benedico wapp e fb xke mi consentono di essere con lei nonostante i chilometri ma mi fanno una pena infinita coloro che per esistere hanno bisogno di taggarsi… c’è una gran confusione e noi la utilizziamo per giustificarci nella maniera che piu ci aggrada e ci gratifica, ci nutre… il virtuale e piu reale del reale perche il nostro avatar e come vorremmo essere… boh… ci vuole equilibrio. Un abbraccio ☺

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  2. Siamo noi che dobbiamo usare i media…e non farci usare. A parte la TV che la trovo spesso molto istruttiva….infatti quando è accesa …..vado in un altra stanza a leggermi un libro. Buona serata.

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  3. Io vivo con il cellulare in mano, ce l’ho sulla scrivania quando lavoro e lo uso in macchina durante gli spostamenti nel traffico cittadino per telefonare alle persone reali della mia vita, alle amiche che non sento da un po’. Il cellulare ha facilitato a me il modo di coltivare le amicizie REALI. Allo stesso tempo il cellulare è bandito dalla tavola o in presenza di ospiti, non sopporto quando ti sto parlando che chatti con qualcun’altra. La TV non la vedo mai e non sopporto magiare con la TV accesa tanto che in casa c’è n’è solo una è personalmente la vedo pochissimo. Perché tutt’e queste considerazioni personali? Perché nonostante io abbi ben chiaro quale deve essere il ruolo dello smartphone, ritengo molto scivoloso il terreno e credo che facilmente si può oltrepassare il limite senza accorgersene.
    Come sempre, bisogna vivere con la testa e non farci trascinare dalla vita o dalla gente.

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  4. Condividendo tutto quello che hai scritto e commentato qua da altri aggiungerei:
    Non è anche, purtroppo, una questione di generazione diversa dalla nostra? Non conosco la vs. età ma immagino che di 20enni qua non ce ne siano, o sbaglio?
    Certo c’è anche gente 40enne o anche più sempre incollata al telefonino…opps smartphone 🙂 ma penso, immagino e spero che almeno a tavola siano più educati e almeno lì niente telefono…
    E arriviamo al punto:
    Educazione da far imparare dai genitori ai figli!!
    Scrive uno che ha tenuto “botta” fino allo scorso anno allo smartph….
    Ma sto divagando..anzi sto facendo delle Divagazioni 🙂
    Concludo ringraziando chi guida col telefeno all’orecchio ricordando loro che esiste il vivavoce…mentre io che pedalo vi devo schivare quando riesco..l’ultima volta non ci sono riuscito e mi hai buttato a terra!!! Grazie!

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  5. Quanto ti capisco….e le nuove generazioni sono sempre peggio. Personalmente io il telefono lo uso pochissimo. E odio chi guarda il telefono mentre esce con me.Mi dispiace ma non sto zitta e faccio presente il mio disappunto. Non è per nulla da persone educate.

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  6. Ti quoto in pieno. E non saprei rispondere alla tua domanda perché anche io resto abbastanza basita. Per esempio, abbiamo degli amici (50enni!) che vengono a sciare in inverno e ci capita ogni tanto di mangiare la pizza. Le ultime volte la scena era: io, il mio compagno e magari uno di loro, poi gli altri, occhi incollati allo schermo per 3/4 del tempo..bella compagnia!
    E che dire dei turisti? Altro esempio: dove corro io, essendo una strada sterrata lungo il fiume, in estate incontro molte persone. Anche quelle, quasi tutte, che smanettano al telefono…per favore, alzate gli occhi, guardate le montagne!! Avete visto dove siete? Vorrei tanto urlarglielo!
    Purtroppo anche il mio compagno è molto assorbito dal suo smartphone, glielo dico sempre che ci sta troppo (per lo più a giocare!) e lui dice che io faccio altrettanto…non credo proprio!! Se, per dire, vedo un video carino e glielo voglio far vedere, lui lo ha già visto! Capita SEMPRE, e allora chi sta di più allo smartphone? Per me è una gran tristezza perché congela anche il nostro rapporto e il rapporto di tanti altri… 😦

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