La coscienza tramortita

 

Prendo spunto dalla notizia letta qui per parlare di qualcosa che mi sta molto a cuore anche se, lo ripeto, questo è solo uno spunto e non desidero assolutamente soffermarmi sulla tragedia di cui si parla abbondantemente nei tg e sui siti.

Sempre più spesso sono costretta a chiedermi quale sia il senso del nostro stare qui, in questo mondo, in questa vita, se ci manca totalmente il senso degli altri, gli unici che possono svelarci a noi stessi e con i quali dobbiamo confrontarci, spesso, in situazioni che sembrano inconciliabili.

Sembra assurdo ma è proprio nelle difficoltà e di fronte agli ostacoli che noi ci conosciamo, che ci mettiamo alla prova, riscoprendoci più belli e interessanti, portando alla luce quei pregi inesplorati che nemmeno sapevamo di avere.

Eppure ogni giorno, dopo la doccia, organizziamo l’indifferenza con cui permeare tutta la nostra giornata dedicata all’auto-celebrazione, in cui l’altro diventa solo una comparsa nell’eterna recita del finto altruismo e delle buone intenzioni di cui è chiaramente lastricato l’inferno.

L’ipocrisia, il buonismo e la mancanza di amore in senso lato portano fuori strada giacchè solo chi ama la verità si avvicina al bene, all’amore, alle virtù dimenticate ed al vero senso della vita, che è quello che dà un significato ad ogni cosa che facciamo e che ci fa sentire interiormente vivi.

Come facciamo ad arricchire le nostre coscienze se nemmeno cerchiamo di leggere gli altri, rimanendo indifferenti alla sofferenza, alle richieste, spesso silenziose, di aiuto?

In che modo si fa strada il bullismo, la violenza psicologica, la mancanza di rispetto se non nell’indifferenza generale, anche dei buoni, che però non fanno niente per combattere i cosiddetti cattivi, che altro non sono che fragilità lasciate allo stato brado, abbandonate a se stesse?

Troppo presi dagli interessi, ci stiamo dimenticando di alzare gli occhi per testimoniare ciò che accade, per fissarli in quelli dell’altro e capire perchè lo sguardo è spento, perchè è così impaurito.

Troppo presi da noi stessi, diventiamo ridicoli, inutili. Un’esistenza sprecata.

Maria Antonietta BS

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18 pensieri riguardo “La coscienza tramortita

  1. È una riflessione complessa. Il problema ha radici profonde; nel caso del cosiddetto “bullismo” il problema si annida nelle dinamiche provocate dai nuovi concetti di “famiglia” da una parte (che dilatano quei delicati spazi interiori del giovane individuo che andrebbero colmati con un’educazione e una sapienza genitoriale che viene sempre meno ed è sempre più sostituita da modelli esterni) e dalla tragedia della scuola pubblica che è un’istituzione morta e inutile e la cui unica funzione molto spesso è solo quella di parcheggio per adolescenti. Il bullismo è un effetto collaterale di mancanze alle quali non si è riusciti a supplire nell’ansia di liberarsi troppo presto di antichi retaggi (vecchia idea della famiglia, vecchia idea dell’educazione) che però, con tutti i loro difetti, hanno determinato i criteri di normalità così come li conosciamo.

    Il primo passo da fare per risolvere il 60% dei problemi di questa nostra società sarebbe chiudere le scuole pubbliche, negare il diritto di studio a tutti (cosa devono studiare? In una società normale non ci possono essere solo dottori), e incentivare l’educazione al lavoro che garantirebbe una rinascita vera del settore primario e secondario.

    Insomma evviva la pedagogia ma non giriamoci intorno: il metodo Montessori è fallito. Mandiomoli a lavorare per il bene della patria (e salviamoli dalla delinquenza). Just my half cent…

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    1. Alquanto particolari le tue “soluzioni”, Piper. 😉 Il bullismo è il corrispondente del mobbing degli adulti. Che facciamo, chiudiamo anche tutti i posti di lavoro così eliminiamo il problema alla radice? Chi l’ha detto che il diritto allo studio serve a diventare tutti dottori?

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      1. No, non è lo stesso problema anche se la sua manifestazione sembra essere la stessa. Sono problemi paralleli, che hanno radici comuni, ma sono ben differenziati. No, non chiudiamo i posti di lavoro; facciamo solo in modo che ci sia quel sano rigore che c’era una volta (come per la scuola)? Esistono ormai dei margini ampissimi dovuti alla depravazione e alla deriva di una certa idea di democrazia – marcia e funzionale all’individuo egoista e che in Italia si è inculcata nella testa delle persone quando s’è deciso che il “lei non sa chi sono io” doveva passare di moda – nei quali le persone, ineducate e alla deriva sguazzano e diventano sempre più ineducate al vivere nel sistema umano in modo rispettoso (comprese le osservazioni che tu fai nel tuo post).

        Il diritto allo studio… a cosa serve? A niente. Quando mai qualcuno ha imparato qualcosa in questa scuola che serve solo per sfornare persone che sono capaci sopratutto di fare una cosa: concludere dei test in maniera sufficiente. Per il bene della società lo studio non può essere nè un diritto (pensa che sciagura, la spazzatura chi la raccoglie?) nè tanto meno un obbligo. Ma che scherziamo? Anzi quella dell’obbligo allo studio è una cosa ancora più depravata e insensata (pensaci bene).

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      2. La scuola risente del cambiamento della società e dello sfascio della famiglia e non il contrario. Una volta la scuola funzionava di più perchè le famiglie educavano i figli e la sua azione era solo di completamento. Se il professore faceva un appunto all’alunno non rischiava la denuncia perchè il rapporto non era clientelare, ma la famiglia rappresentava la prima agenzia educativa e ci teneva a collaborare, in caso contrario i figli prendevano pure legnate, altro che i genitorucoli che stanno sempre lì a difenderli anche quando fanno grosse porcate.

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      3. Siamo d’accordo su una parte della questione dunque: la famiglia. Ma tieni presente un’altra cosa. La scuola è portata avanti da chi? Non da delle entità indefinite e che sono rimaste immutate e congelate nel tempo; gli insegnanti e i dirigenti sono altre persone che rispondono, subiscono e determinano gli altri criteri della società (compreso lo sfascio delle famiglie); in altre parole quei professori, presidi, dirigenti a vario titolo, etc. sono solo altri genitori, altre famiglie… ovvero le stesse… Non so se mi spiego. La madre o il padre che educa male il figlio è lo stesso che ha bisogno di un posto di lavoro statale come professore (posto di lavoro… non ha nulla a che fare con il sapere l’inganno della scuola. Sopratutto quella pubblica che dovrebbe essere non chiusa ma bombardata).

        La scuola non risente di niente: la scuola è una parte di un insieme che non funziona e in sè contiene delle contraddizioni (antiche come l’inganno della democrazia moderna) che inevitabilmente non possono che produrre quello che sta accadendo in concomitanza con le altre cose che non possono reggere per la loro stessa natura(nuovo fantasiose idee di famiglia, lavoro flessibile / non flessibile, etc).

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      4. Nel tempo, la scuola ha apportato gli adattamenti necessari e chi la manda avanti sa quanto questo sia gravato sulle proprie spalle, non ricevendo alcun aiuto, anzi, possibilmente lottando contro forze contrarie. Se la scuola pubblica chiudesse, studierebbero solo quelli che se lo possono permettere, pagando, e magari qualche grande mente dovrebbe raccogliere pomodori, con tutto il rispetto per chi lo fa, ma insomma, ci siamo capiti 😉 Diritto allo studio, forever!

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  2. egoismo e ipocrisia, frutti di una recessione culturale, in primis e quindi anche sociale,oggi è l’apparire che conta non l’essere…perché l’essere è troppo faticoso, siamo cos’ stupidi da pensare di vivere in eterno…quando basterre una visita nella sofferenza, quella vera fisica e morale, per capire che siamo nullità. ecco perché ogni giorno di più divento selettiva…buona giornata mia cara…

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  3. Il bullismo è la causa della non presenza dei genitori per me. L,amore per l,altro va insegnato fin da piccoli. E parte tutto dalli genitori e dalle famigli. I bambini hanno una mente tabula rasa sul quale gli adulti scrivono attraverso ciò che imprimono.

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  4. Avendo figli in età scolare mi sono fatta un’idea ben precisa dell’attuale situazione delle famiglie italiane e del disagio giovanile. Ritengo che le maggior parte delle famiglie siano assenti nell’educazione dei figli. Spesso sottovalutano ogni segnale manifesto o riferito o per incapacità di agire o spesso perchè è più facile mettere la testa sotto il terreno e non pensarci.
    Ci sono diversi casi: ho visto bambini terribili prodotto dell’ambiente familiare esecrabile in cui vivono ( e lì c’è poco da fare se non interviene la scuola con la segnalazione ai servizi sociali); ho visto bambini apparentemente buoni ma subdoli, quelli che capiscono quando è il momento di agire, non visti. Spesso sono figli di famiglie di professionisti troppo impegnati per rendersene conto o troppo ciechi per accettare la realtà, rifiutandola e negandola anche di fronte all’evidenza.
    Il mondo però è così, fatto da persone diverse e se vogliamo rendere i nostri figli forti emotivamente, tanto da non essere soggetti di bullismo, dobbiamo lavorare su di loro, fin da quando son piccoli. I bulli (o i datori di lavoro) terribili e temibili ci sono sempre e ovunque e l’unico modo per uscirne fuori è lavorare sulla persona per renderla forte e determinata a non farsi schiacciare dai soprusi altrui.

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    1. Lo scrivo senza paura. Quest’anno, abbiamo messo in atto azioni inequivocabili contro chi si è permesso tali atteggiamenti. Sono felice, anzi siamo, e soddisfatti dei risultati ottenuti. La soddisfazione più grande è la fiducia con cui le “vittime” si sono rivolte alla sottoscritta e company, segno che abbiamo lavorato bene.

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      1. Non ho dubbi. Penso che azioni inequivocabili siano necessarie. Però da utente ravvicinata della scuola ho assistito a situazioni molto spiacevoli in cui un’insegnante è stata minacciata verbalmente dopo che un oggetto le è stato lanciato contro. Credo che in passato nessun genitore, anche il più umile, si sarebbe mai permesso di fare una cosa del genere per difendere il figlio dalle sue malefatte a prescindere dalla situazione.
        Ho il massimo rispetto per il corpo docente delle scuole con cui ho avuto a che fare. Ritengo che essere insegnanti oggi è molto più difficile di quanto si possa pensare ( se si vuole svolgere bene il proprio lavoro, ma quello vale un po’ per tutti 😜)

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  5. Tristemente vero. In città, in mezzo alla gente, siamo soli. Perché è l’indifferenza e il timore che prendono il sopravvento. Siamo tanti singoli nella globalità, e non perché siamo diversi fra di noi, ma perché ognuno pensa sempre di più al suo e c’é zero tolleranza nei confronti del prossimo, o timore, o paura. Per sicurezza, nel torto e nella ragione, esplodono episodi di rabbia senza senso, tutti hanno sempre ragione e mai torto, nessuno pronto a prendersi le proprie colpa laddove abbia leso il prossimo. A volte ne sono veramente disgustata.

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