Divagazioni davanti al camino

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Il giocattolo nuovo, la nuova amante del mese (o dell’anno, secondo il grado di volubilità), la nuova auto, un nuovo tablet. Devo continuare? No, continuate voi con la lista dei nuovi desideri, sono sicura che ce ne sarebbero di inediti 😉

Con questo, dove voglio arrivare? Al nocciolo del discorso, anzi dei problemi che secondo me assillano le persone al giorno d’oggi, all’infinita voglia di libertà a cui molti sembrano anelare, alla paura delle scelte che ne precludono altre, all’affannosa ricerca di gioie effimere quanto brevi, che illudono di vita e felicità.

Perchè parlo di illusioni? Perchè quello che ci propinano, soprattutto i media, sono desideri indotti e si va dal cioccolatino all’auto nuova, dalla modella procace al cellulare di ultima generazione, cioè oggetti- e scusate se tra questi ci sono persone ma sempre come oggetti vengono presentati- che ancora non possedete ma che dovete assolutamente possedere e quindi, innanzitutto, desiderare.

A ben vedere, sembra che non ci si senta poi tanto liberi nel soddisfare tutti questi desideri, basta un minimo di capacità di introspezione per capire che si tratta di una catena senza fine, che ci sono felicità temporanee che compensano la ben più importante insoddisfazione di compimento della propria vita, che chiamerei più giustamente spreco della propria vita.

Paura delle scelte, paura di rimanere intrappolati, paura di decidere la propria direzione.

Paure, insomma.

Mica si va avanti così, nella vita!

O scegli A o scegli B, ma poi non lamentarti, sii coerente.

Soprattutto, non lamentarti della solitudine, se nelle scelte hai paura di includere gli altri, in un eccesso di individualismo.

E quella dei legami? E’ l’ultimissima paura che sta prendendo piede nella società, ingiustamente confusa con la libertà di scegliersi ogni giorno. Io la chiamerei vigliaccheria. Come rifiutare un lavoro nella speranza che ne arrivi uno migliore, che significa?

Perchè la gente confonde tutto questo con la libertà?

Perchè credono che la libertà sia premere un “reset” quando si vuole, capricciosamente, quando invece la vera libertà è operare delle scelte in linea con se stessi e con i propri valori. Ditemi perchè, allora, nonostante tutta questa libertà straripante, la gente si sente sempre insoddisfatta. Non era nella rosa dei desideri? Perchè tutta questa agitazione, aggressività, giudizio sulla vita degli altri? Perchè tutto questo Grande Fratello, la vita sbattuta in piazza sui social, le foto, perchè tutte queste notizie riservate spiattellate a gran voce su bacheche frequentate da perfetti estranei. (non ci sono solo amici conosciuti, sui social).

Invece, pochi cercano il rapporto con se stessi che coincide con quello per cui siamo nati, misterioso ed unico, che può congiungerci all’Entità da cui siamo stati generati, a cui preferiamo non credere, perchè neghiamo la nostra spiritualità in nome di una concretezza tangibile, che in fondo non è che materialismo, negazione del divino, e che come tutte le negazioni non permette di approssimarci alla fase successiva, quella dell’evoluzione della coscienza, che preme dentro di noi, a cui preferiamo dare il volto di qualche oggetto o persona, in ogni caso, errato.

Si crea così una finta realtà che nemmeno si chiede più come è nata e da dove è partita, tanto è inutile ed artefatta.

Piena di cibo che non sfama.

Maria Antonietta BS

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9 thoughts on “Divagazioni davanti al camino

  1. Il titolo del post ( e la foto) sono super. Ho una predilezione per le chiacchiere ( divagazioni?) davanti al caminetto.
    Fa parte dell’essenza stessa dell’uomo il desiderare sempre cose nuove. È alla base della conoscenza e del progresso. Se l’uomo non avesse avuto questa smania non ci sarebbe stato il progresso e accenderemmo ancora il fuoco strofinando due legnetti. Ovviamente non è proprio così e ci sono tante esagerazioni ma un po’ è così.

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  2. Condivido gran parte del discorso ma dissento la dove si presenta la negazione del divino come un limite o un qualcosa di negativo.Io non credo ad una entità creatrice eppure non seguo ne desideri effimeri indotti e nemmeno ho una coscienza limitata! L’assenza del divino semmai è il modo per comprendersi e capire che ciò che si è dipende da noi e da quel flusso di eventi che la vita genera in modo a volte casuale ed a volte no.

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