Manfrine pubbliche, guerre private

 

Questo video gira da un bel pezzo sui social e dovreste conoscerlo, ma a chi ancora non sapesse di cosa si tratta, faccio una breve presentazione.

La signora vestita di rosso si chiama Marina Abramovic ed è un’artista di origine serba, che risiede negli Stati Uniti. Il video che avete appena visto riguarda l’ultima delle tante performance: “The artist is present”. Per quasi due mesi, Marina è stata a disposizione del pubblico, seduta nella sala del museo per sei giorni alla settimana, ospitando chiunque volesse sedersi di fronte a lei per un tempo illimitato e senza distrazione. Un evento artistico ma anche un esperimento sociale in cui è stata proprio la reazione dello spettatore a fare spettacolo, a creare la performance.

Ma ecco che tra tutti gli spettatori arriva un uomo e lei si scioglie in lacrime.

Si chiama Ulay (Uwe Laysiepen), artista anche lui, un tempo anche suo partner nella vita e nel lavoro per oltre 10 anni. Una relazione del passato. Lei è commossa, lui mette in scena un gioco di sguardi e, ad un occhio romantico potrebbe sembrare che ci sia ancora affetto o, come minimo, un ricordo affettuoso del loro vissuto.

Ora, so che vi siete commossi ed avete condiviso il video sui social, e non è che mi piaccia rompervi le uova nel paniere, ma vi ricordo che sono quella per cui “le chiacchiere stanno a zero”, e quindi ho fatto una ricerchina per scoprire che sono in guerra per un processo avviato da Ulay che accusa Marina di aver violato le condizioni di un contratto siglato nel 1999 e relativo alle opere create insieme. Ulay l’accusa di presentarsi come unica autrice di lavori frutto della loro partnership, di aver mentito sul prezzo di vendita e di averlo pagato solo in quattro occasioni nell’arco di 16 anni.

Marina, ritenendo che ciò sia falso, si prepara a smentire di fronte alla corte.

Insomma, un po’ triste veder piombare sulla loro storia sia sentimentale che artistica tutta questa grettezza. Lacrime, emozioni e struggimenti, smentiti da una causa in tribunale.

E voi che ci avevate creduto.

Maria Antonietta BS

 

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34 pensieri riguardo “Manfrine pubbliche, guerre private

  1. Io penso che prestarsi per due mesi a questo esperimento sociale e artistico sia molto provante da un punto di vista emotivo. Mi sembra ovvio che un affetto del passato ( seppur con causa in corso) possa provocare una frattura nel delicato equilibrio emotivo di una donna alla mercé degli sguardi altrui per 2 mesi per 6 giorni la settimana su sette.
    Non conoscevo il video ma leggendo il tuo post è quello che ho pensato

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  2. Io adoro da sempre lei come artista, anzi mi è spiaciuto non essere riuscita ad andare al Moma nel 2010 in occasione della performance; credo che sia una donna dal magnetismo unico e un’ artista incredibile. Pero’ lui, ad essere sinceri, non mi ha mai convinta… mentre credo che lei fosse sinceramente innamorata. Ricordo il loro addio dopo la lunga camminata sulla muraglia cinese: lei sembrava la rappresentazione vivente del dolore e della disperazione, lui, sinceramente, un po’ meno….

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      1. Si assolutamente, d’accordo. In ogni caso credo che la “riapparizione” al Moma facesse consapevolmente (per entrambi) parte dello spettacolo, visto che lui è onnipresente nell’intero documentario e, come parte dell’allestimento del Moma, c’era il furgoncino dove avevano abitato Marina e Ulay, quindi non credo proprio le sia apparso li per puro caso. Non so se si fossero visti anche prima, alcuni dicono di si. Ma cio’ non toglie che lei è sempre molto intensa e affascinante.

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